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Paragrafo  8  .  La Cina e il Giappone dagli anni Settanta  ai  nostri

giorni.

     
In Cina, nel 1976, dopo la scomparsa di Chou En-lai e di Mao Tse-tung,
si  afferm  al vertice del paese Deng Xiaoping, un anziano  esponente
del   partito   comunista,  emarginato  nel  corso  della  rivoluzione
culturale   per  le  sue  posizioni  moderate.  Egli  attu   profonde
trasformazioni  del  sistema economico: vennero  avviate  riforme  per
decollettivizzare l'economia, prima nel settore rurale e poi in quello
industriale; furono introdotti incentivi e differenziazioni  salariali
per stimolare la produttivit dei lavoratori e vennero incoraggiate le
numerose   piccole   imprese   private  nel   settore   dei   servizi.
Contemporaneamente  alla  introduzione di questi  elementi  tipici  di
un'economia  di  mercato  venne promossa una maggiore  apertura  verso
l'estero,  allo  scopo di attirare investimenti e flussi  turistici  e
promuovere il rinnovamento tecnologico.
     La  liberalizzazione dell'economia non fu per accompagnata dalla
democratizzazione  del  sistema politico, che rest  sotto  il  rigido
controllo  del partito. Alla fine degli anni Ottanta, in  collegamento
con  le  contemporanee  trasformazioni in atto  in  Unione  Sovietica,
cominci  a  farsi  pressante  la  richiesta  di  maggiore  libert  e
democrazia  ad  opera  soprattutto  del  mondo  della  cultura.  Nella
primavera  del  1989 gli studenti dell'universit di  Pechino  dettero
vita  ad imponenti manifestazioni di piazza, protrattesi per due mesi,
fino  a  quando  il governo, proclamata la legge marziale,  attu  una
violenta  repressione armata, ricordata come la repressione di  piazza
Tienanmen,  che provoc centinaia di vittime e fu seguita da  migliaia
di arresti. La condanna espressa dalle nazioni democratiche fu seguita
da  un  breve  periodo di isolamento internazionale e di  interruzione
delle relazioni commerciali con l'occidente; nel giro di due anni per
queste sono state pienamente ripristinate, dato l'interesse dei  paesi
industrializzati per un mercato cos vasto come quello cinese.
     I  costi sociali dello spettacolare sviluppo economico giapponese
(vedi  capitolo  Tredici,  paragrafo 8) furono  alquanto  elevati.  La
massiccia  e  incontrollata industrializzazione  provoc  gravi  danni
ambientali. La grande massa dei lavoratori fu costretta a fare i conti
con  un costo della vita reso elevato dagli alti prezzi di alcuni beni
essenziali,  in particolare da quello delle abitazioni. La  protezione
sociale rest ridotta e vennero emarginati dal progresso molte  donne,
gli anziani e gli immigrati da altri paesi asiatici.
     La  lunga  permanenza al potere del partito liberaldemocratico  e
gli  stretti  collegamenti  tra mondo degli affari  e  amministrazione
pubblica favorirono l'autoritarismo e il dilagare della corruzione. In
seguit  a  ci, nel corso degli anni Novanta, si verific  una  grave
crisi   del  sistema  politico,  che  port  alla  fine  dell'egemonia
liberaldemocratica,  durata  quasi quaranta  anni.  Dopo  le  elezioni
anticipate,  svoltesi  nel luglio del 1993, si   formato  infatti  un
governo  sostenuto  da una coalizione riformista.  Nel  frattempo,  il
crollo
     
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     dell'URSS,   la  crescita  economica  della  Cina   popolare,   i
difficili  rapporti  con  gli Stati Uniti e  i  paesi  della  CEE  che
insistevano per una maggiore apertura del mercato nipponico, uniti  al
calo   delle   vendite  nei  settori  trainanti  e  alla   conseguente
disoccupazione,  hanno  fatto  crescere  l'esigenza  di  nuove  scelte
strategiche.
